Visualizzazione post con etichetta Missione é.... Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Missione é.... Mostra tutti i post

sabato 17 marzo 2012

Diritti umani o...umani diritti?


Solo con il dialogo e il confronto l’Uomo è riuscito a far emergere gli “Umani Diritti” essi sono ben diversi dai “Diritti Umani“.
L’unico libro che può contenerli è il CUORE, le pagine non sono numerate perché durano quanto l’immensità di un Amore, la firma a fondo pagina non è messa da capi di stato o di governo è la tua! Perché sei TU l’unico Grande Capo del tuo ESSERE!
Uomo, Donna, Bambino, la copertina dell’anima contiene l’essenzialità di una vita vissuta nella consapevolezza che l’altro non è diverso!
È un libro unico!
Fatto di carne e ossa, respiri, battiti, passi che conducono alla biblioteca dell’Umanità dove siamo tutti catalogati sotto un'unica parola “AMORE”.
E AMORE è l’unica chiave di lettura di un libro chiamato UOMO!
Andrea

lunedì 23 gennaio 2012

Sciuia sciuia

Piano piano: sciuia sciuia, dicono in Marocco. C’è un tempo per tutto, e un tempo per donarsi.
Un tempo per conoscere realtà diverse che aprono la mente, per poter capire che due mondi così differenti (l’occidente e il mondo islamico) hanno molto da imparare, l’uno dall’altro.
Anche in termini di affetto. In Marocco la riconoscenza verso l’altro si esprime attraverso baci sulle guance. Più ne ricevi, più capisci di essere stato un ospite gradito. Ed è così che senza aver fatto niente di straordinario, ti puoi ritrovare a ricevere anche una decina di baci, avendo semplicemente regalato un palloncino, fatto un tuffo in piscina o scambiato due parole. Sono queste le piccole emozioni che regalano ad esempio bellissime ragazze che, curiose e un po’ intimidite, spuntano dagli usci dei villaggi al passaggio di quattro “straniere” sulla loro terra.
“Il Marocco è un susseguirsi di porte che si spalancano a mano a mano che si avanza”, scrive Tahar ben Jelloun, scrittore marocchino da sempre impegnato nella lotta al razzismo. Sono le porte dell’invito a bere un the e le porte delle grandi feste come i matrimoni (non serve essere della stessa religione o avere le stesse usanze, basta solo condividere le gioia di momenti speciali!).
O ancora sono le porte di istituti e di ospedali che celano occhi di bambini abbandonati e disabili. Passare la maggior parte del tempo con loro non è stato facile soprattutto sapendo che avevamo di fronte bambini ed adolescenti lasciati in mezzo ad una strada perché “con qualche difetto”.
Se per i piccoli abbandonati (immaginatevi l’emozione di dare il biberon e cullare una trentina di bambini neonati in un ospedale!) le prospettive non mancano perché il Marocco ha un meccanismo di adozioni funzionante nel Paese (anche se non verso il resto del mondo a causa dei numerosi limiti posti dalla religione islamica) per i bambini e i ragazzi disabili esse sembrano non esistere. Situare le strutture ospitanti (che noi chiameremmo case-famiglia) al quinto piano di un ospedale significa chiudere il mondo a ragazzi che invece avrebbero voglia di tuffarsi nella vita senza pensarci un attimo. E non importa che a loro manchi la vista, l’udito, che siano giudicati un po’ strani o siano costretti a vedere il mondo seduti su una carrozzina, l’importante è vivere. Non penso che dimenticherò mai l’emozione di vederli alla scoperta per la prima volta di una piscina, del vedere i loro occhi brillare per un abbraccio e un gesto di affetto che troppo spesso manca.
Ma è soprattutto dentro alle porte delle case che è possibile ricevere lezioni di vita e scoprire la semplicità. Semplicità di persone come Karim, che non si vergognano di come sono fatte, che mostrano con orgoglio le mura della propria casa, costruita con dieci anni di fatica e non ancora ultimata: fredda e spoglia, con solo due materassi a terra ma con uno straordinario calore. Karim parla perfettamente francese: non avendo potuto andare a scuola, l’ha imparato per strada, perché –ci svela il suo segreto- conoscere le lingue è il modo migliore per stare al mondo. Ha la pelle secca, ruvida, segnata dal sole, dimostra 40 anni pur avendone compiuti da poco al massimo 30, e trasmette un coraggio e una determinazione da fare invidia: on doit marcher tout seul, dobbiamo camminare con le nostre gambe. Non vogliono essere compatiti, aiutati per carità, vogliono invece avere la possibilità di avere una futuro costruito da sé, con la forza delle loro braccia e con la determinazione. Determinazione di chi sa che la partita si gioca adesso, perché il mondo non aspetta, di chi scende in campo con la voglia di lottare, per conquistarsi un futuro!

Chiara Spinelli

lunedì 16 gennaio 2012

Profumo amore


Scava il deserto dentro di noi:
scava, crea e amplifica i nostri sensi.
Il cuore mio ha imparato a sentire il calore dell’amore
da piccole creature dopo l’abbandono.
Terra che sa di vita ad ogni angolo, ad ogni sguardo.
Il nulla che colma la nostra anima.
Piccole mani giocano, ti afferrano, sempre senza stancarsi.
Senza chiedere nulla in cambio.
Vedo una nuova forza, sconosciuta: donne con il velo,
avvolte nel calore del sole,
 una femminilità ed una maternità innate.
Una pazienza che proviene dal cuore.
Odori nelle vie, colori, occhi fieri, colmi di gioia,
trasmettono valori forse dimenticati
dal nosto ritmo poco “sciuia”..
Daniela

lunedì 26 dicembre 2011

Burkina Faso è...incontri inattesi!

Capita di fare incontri inattesi, inaspettati; come quel giorno in cui siamo partiti col treno diretti a Torino: avremmo raggiunto l’Africa di lì a pochi giorni. Che emozione! Chi si sarebbe mai aspettato di partire per una terra così lontana. Ma soprattutto chi si sarebbe mai immaginato di incontrare sul treno colui che ci avrebbe rivelato il segreto del nostro viaggio! Quel giorno, infatti abbiamo fatto la conoscenza di un uomo, un greco che era stato in Africa, il quale, con aria carica di ricordi ci ha detto: “il mal d’Africa non è dovuto alla bellezza del paesaggio, agli enormi soli del tramonto, agli animali incredibili che si possono incontrare, ma è causato dal fatto che l’Africa è una terra che ti fa riflettere, ti mette in discussione, ti fa pensare…” Che grande verità!
Quelle affermazioni non ci avevano però colpito immediatamente: non avevamo ancora vissuto alcuna esperienza e non potevamo sapere. Siamo così partiti con suor Carmela, ignari di ciò che ci aspettava.
Arrivati all’aeroporto di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, tutto ci sembrava irreale:l’aria calda, afosa, l’umidità, la polvere, le zanzare, i colori, i suoni, gli odori, le persone..l’ Africa!
Siamo rimasti meravigliati della calorosa accoglienza delle suore francescane missionarie di Maria, che ci hanno ospitati durante la nostra permanenza in capitale. Noi partecipavamo ai momenti di preghiera della loro comunità e durante la giornata una delle suore ci accompagnava a visitare la città, avendo così modo di ambientarci e capire la loro cultura: poco alla volta, abbiamo imparato ad apprezzare il loro cibo, il loro stile di vita, ma soprattutto a sopportare la strana temperatura africana. In capitale siamo rimasti solo cinque giorni, e sicuramente la cosa che ci ha maggiormente colpiti è stata il mercato. E’ una strana esperienza visitare un mercato africano, si rimane infatti affascinati dai colori delle merci, dalle animosità delle persone che cercano di vendere i propri prodotti, ma allo stesso tempo si rimane sconvolti dalle condizioni igieniche: mosche sugli alimenti, fogne a cielo aperto, cani randagi ecc..
Trascorsi cinque giorni ci siamo spostati, con l’utilizzo di mezzi pubblici, a Dissin, un villaggio al sud confinante con il Ghana. Qui abbiamo soggiornato per tre settimane, sempre presso una struttura delle suore francescane missionarie di Maria, e qui abbiamo capito quale è il vero significato di missione.
A Dissin abbiamo trovato ad accoglierci suor Marie Blanche, suora africana, fondatrice dell’associazione di donne FAA-I-TUORA. Lo scopo di questa associazione è di sollevare dalla miseria e dalla sofferenza questo popolo, riuscendo a garantire ogni giorno dell’anno il cibo necessario per sfamarsi, attraverso un lavoro di cooperazione tra donne. Sempre più donne sono entrate nel progetto, animate da una profonda fede e dalla speranza di poter raggiungere presto un domani migliore. Per ventitre giorni siamo rimasti a contatto con quest’opera “d’amore”, capendo l’importanza dell’aiuto vicendevole e della solidarietà tra uomini.
Che dire poi dei bambini..Nella parrocchia di Dissin vi è un orfanotrofio nel quale oltre ai bambini orfani sono accolti e curati bambini malnutriti. Ci donavano gioia, guardandoci, toccandoci la pelle così stranamente chiara, chiamandoci, correndoci incontro. Nel loro volto abbiamo incontrato lo sguardo di Cristo. Abbiamo sperimentato l’amore di Dio per il più povero, per il più umile per l’ultimo, rinnovandoci nell’anima e facendo nascere in noi una nuova forza.
Partendo per l’Africa il nostro intento era di lavorare, fare qualcosa di concreto per aiutare chi è nel bisogno; abbiamo però capito che una vera esperienza missionaria non è tanto nel fare, quanto nell’essere. Il vivere giorno per giorno con loro, immergersi totalmente nella loro cultura, essere partecipi del loro vivere: divenire fratelli! Questa in definitiva l’esperienza che abbiamo assaporato: l’essere fratelli degli “ultimi” e riconoscere in loro Dio.

Laura e Francesco

lunedì 19 dicembre 2011

India è...un convivere di religioni!


Durante la tua prossima passeggiata, dai un'occhiata alle vie della tua città: oltre al tuo luogo abituale, sai indicare altri edifici di culto nella tua zona? Sai dire quali religioni vi si professano?
In India, a seconda dello Stato in cui si vive, si possono trovare edifici riferiti ad almeno sei religioni principali: l'induismo (che è certamente il culto principale), il sikhismo, il buddhismo (più diffuso nel nord), l'ebraismo (poco, ed al sud), l'islam (molto poco, anch'esso prevalentemente al sud), e infine il cristianesimo (nelle sue - purtroppo! - numerose confessioni, e più diffuso verso il sud).
Nei miei primi giorni di permanenza negli Stati meridionali dell'India, mi aspettavo che queste suddivisioni di fede potessero in qualche modo danneggiare la vita comune, e tentavo di individuare qualche attrito qua o là. Un'occhiata attenta mi ha mostrato invece che la vita sociale non soffre di alcuna divisione, ma anzi ne esce rafforzata: chi pratica un culto lo fa nella piena convinzione della sua fede, e coloro che si professano in una religione, ne conoscono in dettaglio le caratteristiche e le virtù, e cercano di viverle al meglio!
Perciò mi chiedo tutt'ora: sono convinto di ciò in cui credo? Oppure sono come quei "cristiani d'abitudine" che spesso io stesso vado a criticare?
Stefano

sabato 17 dicembre 2011

La missione nei fiori

Autunno: in una giornata nebbiosa dove l’orizzonte pareva più lontano del solito, mi appropinquai verso il parco che costeggia il fiume, con la mente assorta osservai i fiori, l ‘erba verde e le foglie robuste e spinose di un pino.
Poi sedetti su una panchina di legno e aprii un libro….
C’erano scritte tante nozioni e tutto era insegnamento, poi presi dalla tasca il mio piccolo Vangelo e cominciai a fare dei copia incolla nella mente pensierosa.
Mi sorse oltre che un grande amore per la natura, l‘idea che proprio attraverso quei piccoli petali di fiore, quei semi gettati nel prato e poi germogliati , avrei potuto trovare ciò che davvero il cuore aspettava da tempo: aiutare gli altri … poteva chiamarsi missione?... da tempo attendevo qualcosa che mi portasse a aiutare gli altri, cosi proprio in quel momento sentii una passione cosi grande che attraverso la mia personale dimensione di fede, mi portò a sentire che in quella passione per i fiori c’era qualcosa legato al mio cammino e che avrei portato avanti con semplicità e amore.
Mi sentivo un viaggiatore che esplora il mondo e lascia qualcosa di sé come dono, in ogni parte, così cominciò la mia ricerca di essenze floreali, e dopo il dono di esse come cura…così cominciai a costruire le basi di qualcosa a cui non sapevo ancora dare un nome. Iniziai a ricercare, studiare e approfondire e partii proprio dalla lettura di brani della Bibbia che mi guidarono a imparare, cercai di apprendere come poter diffondere con amore, come potere aiutare gli altri e come quello che stava nascendo non fosse solo una mia ricerca personale da trasformare poi in lavoro ma qualcosa di estremamente più profondo e grande. Unii la gioia, l’amore, la felicità e incontrai la parola missione… missione come cammino, missione come quella fiamma di candela che si affievolisce con il vento ma non si spegne mai e arriva ovunque…
Eleonora

lunedì 12 dicembre 2011

Marocco è...fermarsi a pregare!


Ho imparato a pregare, ma soprattutto a fermarmi a pregare. L’ho imparato dagli arabi, dai musulmani. Ho sentito il richiamo del muezzin, che ha fatto da sottofondo alle lodi mattutine e alle condivisioni serali. Ho scoperto che il posto per pregare meglio Dio in Marocco è il tetto della Medersa di Meknes: nel tardo pomeriggio, quando inizia il canto del muezzin, puoi isolarti dal frastuono della Medina e ricongiungerti con tuoi pensieri. Ho scoperto che il luogo dove puoi incontrare Dio in Marocco è il cortile del centro di Casablanca dove giocano i bimbi disabili e ti mostrano felici il disegno appena fatto, la maschera appena costruita, il palloncino appena gonfiato, fatti da loro, tutto da soli!!!!
Ho anche scoperto molte cose della religione musulmana che non condivido, che capisco ancora poco ma che rispetto. Ho riscoperto (forse l’avevo dimenticato) che la religione cristiana è aperta a tutti, proprio a tutti, che il messaggio del Vangelo è universale, che è vivo e presente anche in Marocco e che spesso è messo in pratica, inconsapevolmente, dagli stessi musulmani, non solo dai cristiani.
A casa ho portato tutto questo bagaglio di nuove conoscenze, di scoperte inaspettate, di incontri sorprendenti, che credo mi accompagneranno ancora per molto tempo e che mi faranno riflettere a lungo. Per rivivere il cammino guardo le tante foto scattate ai bimbi del Marocco, sono volti sorridenti, nei loro occhi e nei loro visi non ho visto la tristezza di che è stato abbandonato o l’insofferenza di chi è disabile ma la felicità e la gioia di chi ha condiviso con noi giochi, scherzi, balli, canti, abbracci….vita.

lunedì 5 dicembre 2011

Marocco è...scoprire la novità di se stessi!

In Marocco ho capito di essere stata in grado di fare cose, pur non avendole mai fatte prima. A Casablanca ho imboccato bambini disabili, spastici gravi, distonici, seguendo i loro tempi e adeguandomi al loro linguaggio, ho cantato in francese e in arabo, senza sapere il francese e l’arabo, ho ballato, rincorso, disegnato, giocato con bambini e ragazzi che parlavano solo arabo ma che miracolosamente ci capivano perfettamente. Ho cullato, ninnato, dato biberon ai bimbi abbandonati dell’ospedale di Meknes desiderosi solo di essere abbracciati e coccolati. Ho tenuto per mano un bimbo autistico, l’ho condotto fino in piscina, non l’ho lasciato neanche per un attimo, avevo paura che scappasse in mezzo alla strada, in realtà conosceva già quella strada, era già stato in piscina e gli era piaciuta tantissimo, allora ci siamo guidati a vicenda!!! E con tutti loro quando è stato il momento dei saluti ci siamo abbracciati, baciati, stretti forti…..forse eravamo riconoscenti per esserci presi cura gli uni degli altri, per averci dedicato del tempo a vicenda.
Francesca

lunedì 28 novembre 2011

Marocco è...avere dei compagni di viaggio!


Ho condiviso il mio cammino con altre compagne di missione e ho imparato che la convivenza con compagne di viaggio appena conosciute non è facile ma è possibile ed è divertente se si fa un passo più indietro nelle proprie abitudini europee e un piccolo passo in avanti verso la cultura e le usanze di un popolo nuovo..

Ho conosciuto chi ha portato davvero il Vangelo sulla strada, chi ha vissuto o sta vivendo accanto agli ultimi, i ragazzi disabili abbandonati, i carcerati, i migranti: Suor Mariangela, che ci ha pazientemente accompagnate per tutto il viaggio, Suor Francesca, guida delle Francescane Missionarie di Maria in Marocco e promotrice del centro per disabili di Amnougar, Suor Miriam, che si occupa del centro migranti di Casablanca, Suor Angela e Suor Genevieve, che offrono il loro aiuto alla comunità di Ouarzazate, Fra Pietro, sostegno spirituale per tutti i cristiani di Meknes e punto di riferimento per tutti i ragazzi della sua scuola e per i disabili abbandonati, Padre Renato, da sempre attivo nell’aiuto ai migranti. Ovunque siamo andate, siamo sempre state accolte e ospitate da comunità francescane attive sul territorio in cui vivono e in cui operano insieme suore provenienti da ogni parte del mondo e dove è normale sentire parlare in francese, inglese, spagnolo, italiano, arabo. Siamo rimaste felicemente sorprese nell’incontrare tanti laici, italiani e non, che si raccolgono intorno alle comunità cristiane delle suore francescane e dei frati e che collaborano con loro nei loro progetti di aiuto agli ultimi.

Durante queste tre settimane di vita comunitaria ho cercato di annotare tutto quello che ci succedeva durante le lunghe giornate: gli incontri, le preghiere, la condivisione, l’animazione, le gite con i bambini. Troppi avvenimenti importanti, troppi incontri decisivi che temevo di dimenticare con il passare del tempo una volta tornata in Italia. Non sono riuscita, però, a scrivere le emozioni e ciò che ho provato nel vivere tutto questo. Avevo bisogno di stare da sola, al di qua del Mediterraneo per riflettere, avevo bisogno della giusta distanza di tempo e di luoghi per far rivivere tutto il calore del Marocco.
Francesca

lunedì 21 novembre 2011

Marocco è...porte che si spalancano!

Prima di intraprendere questo viaggio missionario, del Marocco sapevo ben poco, o meglio, sapevo più o meno quello che crede di sapere la maggior parte degli italiani del popolo marocchino, quindi, per lo più qualche preconcetto e qualche banale e scontato luogo comune.
Allora ho deciso di partire, decidendo all’ultimo momento, per scoprire di persona questo paese e per farmi sorprendere dal Marocco e dalla sua gente.

“il Marocco è un susseguirsi di porte che si spalancano a mano a mano che si avanza”…così scrive Tahar Ben Jelloun, scrittore marocchino, e così è stato: occorre lasciarsi condurre dal vento del deserto che soffia da Casablanca fino a Skura, lungo le tappe del cammino missionario, passando per Meknes, Marrakesh, Ouarzazate.
Così, strada facendo ho scoperto che il Marocco è un paese in cui alcuni, pochi ma molto potenti, possono permettersi di vivere nel lusso e nella ricchezza, come in una grande metropoli europea, e molti, per lo più nelle città più piccole e nei villaggi, vivono con l’essenziale, con poco ma con molta dignità. Contrapposizioni presenti, seppur in forma diversa, anche in Italia.
Francesca