martedì 7 agosto 2012

La gioia del cuore/6

Ancora uno sguardo ai grandi nemici della gioia. Tra quelli non è il dolore. Esso rende forti e profondi. Rende efficiente la gioia stessa. Ne parleremo un’altra volta.
Ma ve ne sono due che si devono sterminare: il malumore e la malinconia. Il malumore deriva dalle piccole seccature quotidiane. Da un cuore suscettibile che se la prende sempre a male, che non sa ridere, scusare, lasciar correre. Teniamoci lontani da tutto questo. È come avere degli insetti nocivi nell’anima. Bisogna spazzarli via proprio dal principio, appena si mostrano, subito. L’altro nemico è la malinconia. Una forza oscura che disgrega l’anima, se la lasciamo avanzare. Ma si può signoreggiarla, credilo, si può! A una condizione tuttavia; appena si mostra, subito contro, non appena l’abbiamo avvertita. Ma subito, senza seguire il suo gioco! Se essa solo una volta si è infiltrata dentro di te, non ne sarai libero per tutto il giorno e forse neppure per parecchi giorni.
Per concludere ancora un piccolo aiuto: la sera, prima di coricarci, diciamoci con tranquillità e fiducia:«Domani sarò lieto». Rappresentiamoci il quadro di noi lieti, eretti, liberi, che procediamo durante il giorno, lavoriamo, parliamo, trattiamo con le persone. Questo sono io, domani. Diciamocelo più volte. È un pensiero produttivo, che opera tutta la notte, nell’anima, tacitamente, ma sicuramente, come gli gnomi nelle fiabe. Non ce ne accorgiamo, ma al mattino tutto è più splendente di ciò che sarebbe stato di solito. E allora continuiamo a ripeterci la stessa cosa:«Oggi devo essere lieto tutto il giorno! Tutto il giorno con te, Signore, e sempre lieto!». E così ogni mattina, ogni sera, e non lasciamoci distogliere da alcun insuccesso. Il giorni, infine, se ne è andato. E allora esaminiamoci: mi sono dato da fare? Facciamo i nostri conti e poi prendiamo la nuova decisione: domani andrà meglio.
Ancora quelcosa su cui puoi riflettere da te, o parlarne con altri. Sono solo brevissimi spunti di meditazione: Mt 6,16-18. Quando si riconosce quanto poco finora si è fatto o quanto c’è in noi di discordante; se non riece ciò che si intraprende; se in casa o a scuola o ovunque non si è capiti; se ciò che l’istante esige è molto o troppo difficile; se qualcosa ci si oppone; la stanchezza; la malattia; se non si ha più gusto per nulla; false gioie; per che cosa siamo capaci di gioire ancora? La gratitudine verso i doni di gioia che l’istante ci arreca; come ci si guasta una gioia?
Romano Guardini Lettere sull’autoformazione, Brescia 1994, Morcelliana p.12-13

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